La cultura generale  -  l'aggiornamento continuo

                 
scuola continua -
saper imparare
  i temi di attualità   alla ricerca
dei dati
  i cambiamenti nelle tecnologie   l'internalizzazione
dell'economia

Scuola continua

  La conoscenza più importante oggi - e non soltanto sul lavoro – è comunque saper imparare. “Tutto si rinnova molto velocemente, dalle tecnologie che si usano al tipo di lavoro: bisogna avere la preparazione e la capacità per apprendere cose nuove per tutta la vita lavorativa. Bisogna cioè avere un metodo per imparare, in vista di un aggiornamento continuo” spiega Michele La Rosa, docente di sociologia del lavoro all'Università di Bologna. Ma non solo. “Più che una preparazione specialistica e rigida, conta oggi l"'occupabilità": avere le caratteristiche per essere impiegato in modo flessibile nella propria azienda o in altre» dice La Rosa. “Per questo, servono tre tipi di conoscenze. Prima, la capacità di apprendere. Secondo, le competenze tecniche specifiche per ogni settore. Poi le "competenze trasversali strategiche" indispensabili per tutti: è d'obbligo cioè saper lavorare al computer, adeguarsi alle continue innovazioni tecnologiche e parlare inglese. Ma anche saper comunicare e lavorare in gruppo. «Sia per collaborare coi colleghi, sia per trattare con i clienti. Le aziende tendono a semplificare l'organizzazione: anche a un tecnico, a differenza che in passato, può capitare di dover gestire un gruppo” spiega Mario Gatti dell'lsfol (Istituto per lo sviluppo della formazione dei lavoratori).

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I temi di attualità
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C'e innanzitutto bisogno di un aggiornamento continuo, per conoscere la realtà di oggi. Non solo la cultura "classica", ma anche temi di attualità che riguardano tutti, per esempio i cambiamenti del clima” chiarisce Roberto Moscati, docente di sociologia dell'educazione all'Università Milano Bicocca. Non solo. Oggi serve più che mai una cultura scientifica di base: ci sono temi che interessano tutti, come la medicina o l'ecologia, che richiederebbero conoscenze maggioriaggiunge Moscati. "Chimica, fisica, biologia sono alla base di temi della vita quotidiana. Si discute di effetto serra e della fecondazione artificiale, ma quanta ne sappiamo?”. Più che competenze specialistiche serviranno però conoscenze di base: “Così come oggi pochi sanno come funziona veramente un computer, ma tutti hanno ormai buone conoscenze informatiche, sanno cioè usarlo,” spiega il futurologo Usa Paul Saffo, direttore dell'Institute for the Future di Menlo Park.

Ma anche la cultura letteraria si evolve: forse oggi, per sostenere una conversazione o seguire i temi di attualità, "serve" di più conoscere Umberto Eco che Giovanni Pascoli... “Accanto ai classici entrano i nuovi fenomeni letterari, per esempio, o le opere dei premi Nobel. O ancora i romanzi dei nuovi autori indiani: la cultura è più cosmopolita” dice Moscati. “Poi c'è il cinema, entrato tra le conoscenze culturali del nostro mondo”. Ma anche la televisione, la pubblicità, le e-mail, gli sms hanno creato forme di comunicazione e di cultura che bisogna capire e sapere usare.

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Alla ricerca dei dati

 Il problema maggiore è quello di gestire le informazioni. In un anno, vengono immagazzinati su hard disk, carta, cd o pellicola 5 exabyte (miliardi di Gb) di nuove informazioni: l'equivalente di 37 mila biblioteche come quella del Congresso Usa, che contiene 17 milioni di libri. Il calcolo è stato fatto all'Università di Berkeley (Usa) e ci dà un'idea del flusso di dati di ogni tipo, informazioni, notizie. Il Web, in particolare, ci dà accesso a innumerevoli informazioni da ogni parte del mondo. Ma le sappiamo trovare? “La ricerca di informazioni è una nuova forma di conoscenza che bisogna insegnare a scuola” dice Peter Lyman, uno degli autori di questo studio. “Richiede, per esempio, di saper usare strumenti come i motori di ricerca. Ma pure l'abilità di trovare informazioni "di qualità" tra notizie "spazzatura". Si può per esempio imparare a consultare per prima cosa i siti autorevoli, ufficiali”.

“Una nuova via” aggiunge Lyman “è collegarsi ai "blog", i siti personali: molti leggono i blog di esperti, che filtrano le informazioni in un determinato campo. Si trovano opinioni, domande, tesi: un blog può essere come una conversazione». Servirà meno, invece, sapere le nozioni a memoria, perché possiamo immagazzinare nei computer grandi quantità di informazioni, a cui accedere quando ci servono. “Bisogna imparare a organizzarle e ad archiviarle per non perderle anche in caso di cambiamenti nelle tecnologie. E partecipare alle nuove forme di creatività, per esempio con l'uso di immagini digitali e musica, imparando a creare proprie composizioni multimediali” sottolinea Lyman.

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Seguire i cambiamenti nelle tecnologie   -  Telelavoro, spesa on line...  

Il telefonino di due anni fa? Un pezzo da museo. Non abbiamo ancora sostituito il videoregistratore col dvd che già ci promettono dischi con più di 100 ore di video.

“Il ritmo di crescita della capacità delle macchine e lo sviluppo delle tecnologie, e quindi l'offerta di nuovi prodotti, è molto rapido” conferma Guido Tartara, presidente del corso di Ingegneria delle telecomunicazioni al Politecnico di Milano. “Così come serve aggiornamento continuo nelle aziende, gli utenti devono essere pronti a seguire i cambiamenti nelle tecnologie. Bisogna essere disponibili a imparare di continuo». E anche familiarizzare con servizi che possono renderci la vita più facile. “come gli acquisti on line. Ma anche l'istruzione a distanza o il telelavoro”. Comprendere l'evoluzione della tecnologia può servire anche ad avere un atteggiamento più critico. «Imparando a non farci sedurre dall'ultimo gadget sul mercato” dice il futurologo Roberto Vacca. “Dovremmo chiederci se le nuove funzioni ci servono davvero. Rinnovare tutte le macchine di casa solo perché ne vengono proposte di nuove non serve”.

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Adattarsi all'internalizzazione dell'economia e alla multiculturalità delle società

 

“L'esperienza all’estero, considerando l'internazionalizzazione dell'economia» dice Gatti. «Corsi e master nel curriculum? Possono essere richiesti, visto che il livello generale di preparazione è cresciuto, anche se poi le mansioni potranno non corrispondere agli studi». Anche le università, per esempio, mirano ad adattarsi ai cambiamenti di mercato e società. «Cambiano in parte anche i test di ammissione alle università, riflettendo le nuove nozioni richieste: ci sono domande di inglese e informatica, considerate conoscenze di base da molti atenei, così come nei concorsi” dice Renato Siroll di Alpha Test, società che si occupa di preparazione per prove a test.

Pensare in cinese

Nel 2050 la lingua madre più parlata sarà il cinese, come già oggi. Seguito da hindi e urdu (parlate in India e Pakistan), e arabo, sempre più diffusi. Poi inglese (ora secondo) e spagnolo. La proiezione, fatta sui giovani tra 15 e 24 anni nel 2050, segna la diversa crescita delle popolazioni. Ma non soltanto per questo sarà utile sapere queste lingue. “L'importanza economica della Cina e i rapporti con questo Paese di un miliardo e 300 milioni di persone sono in rapidissima crescita. Conoscere il cinese servirà sempre più. Non solo a chi va in Cina per affari, ma anche per accogliere i nuovi, ricchi turisti cinesi che arriveranno in Italia” avverte Alessandra Lavagnino, presidente del corso di laurea in Mediazione linguistica dell'Università di Milano. Senza contare che il cinese sarà importante anche su Internet: “I suoi ideogrammi si adattano bene alle esigenze di rapidità e di concisione del Web” sostiene Saffo. Ma l'inglese non sparirà: sarà usato come "lingua franca" in un mondo sempre più multilingue.

 Altre religioni, altri cibi

Facciamo affari con la Cina. E nelle scuole, accanto ai ragazzi italiani studiano bambini filippini, sudamericani, cinesi.
“Le migrazioni continueranno, mentre la popolazione europea "invecchia": le nostre società saranno sempre più multiculturali” sostiene Eleonora Barbieri Masini, studiosa di previsione sociale, ex presidente della Federazione
usi = Bräuche      costumi = Sittenmondiale studi sul futuro. “Per convivere senza conflitti, quindi, bisogna conoscersi. A cominciare dalla religione. Ma anche sperimentando le diverse cucine "etniche" o i negozi con prodotti dal mondo, che possiamo imparare a usare. Questa apertura serve al manager che viaggia all'estero, così come a chi vive in Paesi dove si è formata una comunità straniera”. Sapere che per i giapponesi è disdicevole soffiarsi il naso in pubblico, almeno quanto lo è per noi il ruttare, potrebbe diventare importante. Oggi siamo comunque obbligati a guardare fuori dei nostri confini. “Ciò che accade dall'altra parte del pianeta ha conseguenze per noi, nell'economia o nella politica: la conoscenza delle altre culture è un requisito per essere "cittadini del mondo" dice Barbieri Masini.

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